27 Gennaio 2023 aggiornato alle 09:00
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Metaverso

Il vero problema del Web3

Web3

Qualche sera fa ero in call con delle persone incontrate durante l’evento “Abitare il Domani” organizzato dall’Italian institute for the future. Si parlava di Metaverso perché sono interessate a questo campo e ne stanno valutando l’applicazione per il loro progetto legato alla Gender Equality e come la tecnologia potrebbe aiutare a sviluppare maggior consapevolezza su questo argomento.

Ad un certo punto stavo immaginando una possibile strategia per costruire un’esperienza utile per la loro ricerca ed ho casualmente parlato di Wallet, NFT e Token. Dopo aver finito il mio brainstorming una delle persone mi ha guardato, e timidamente mi ha chiesto… “Ma cos’è un Wallet?”

Confusione comprensibile e mancanza di chiarezza nel Web3

Questo tipo di reazione mi sta capitando sempre più spesso ed è probabilmente la stessa che avevo io all’inizio di questa mia esplorazione nel Metaverso. Ed è la stessa che in realtà ho ogni singolo giorno quando continuo a muovermi nel Web3: la difficoltà di associare ad un termine preciso un significato chiaro. Parlare ad esempio di cosa sia una Blockchain non è semplice, eppure negli anni diverrà qualcosa di essenziale.
Un Wallet di per sé non è invece un oggetto ostico e ormai è sempre più più facile aprirne uno, ma chissà quante persone apriranno un account su Metamask o Phantom senza registrare la chiave di recupero perché la user experience non insiste abbastanza su cosa significhi perderla.

Lessico metaverso

E vogliamo parlare di Gas Fee? O di cosa significhi davvero comprare un NFT? Cioè, stai comprando un Jpeg, davvero? Se ci penso per me i primi mesi di esplorazione sono stati una montagna russa linguistico/emotiva. Quando arrivavo finalmente a capire cosa fosse una moneta fiat qualcuno mi tirava fuori il termine “layer”; quando capivo cosa fosse un “layer” ecco che mi spuntavano fuori termini come “DAO”, “Oracles”, Hot e Cold Wallet”.

Insomma, niente di necessariamente difficile da capire con un pizzico di impegno e voglia e tempo ma… sicuri che tutti abbiamo voglia e tempo per impegnarci in questo? Di base il mio lavoro rimane quello del Mentore e lavoro con i miei clienti per aiutarli a costruire abitudini e prendere decisioni ed uno degli elementi essenziali di questo processo consiste nell’avere consapevolezza del fattore “bisogno”. Per semplificare, maggiore è il bisogno che hai di qualcosa, più ti impegnerai per averlo.

Al momento in quanti hanno bisogno di un wallet?
In quanti di accedere al Metaverso o di capire cosa sia una Blockchain? Pochi. E aggiungo una provocazione… In quanti avranno mai bisogno di capire cosa sia una Blockchain o cosa rappresenta davvero un Wallet? Esagerato? Forse, eppure ogni giorno passiamo gran parte del nostro tempo utilizzando uno strumento come Internet e la maggior parte di noi non hai mai scritto una riga di codice, o sbaglio?

L’importanza di un vocabolario ed una user experience chiara

Il problema di cui parlo in questo articolo è talmente grande e lampante che persino gli addetti ai lavori Web3 come Bruno Calabretta iniziano ad interrogarsi sulla necessità di cominciare a snellire la user experience dei vari processi da adottare e rendere più semplice il vocabolario di questo mondo.


Dopotutto una persona non compra un NFT, ma tramite un NFT ottiene un determinato servizio o vantaggio o valore. Quindi perché dire che stai vendendo un NFT? Sarebbe come dire che stai vendendo un Javascript invece dell’NFT che hai costruito, no?

Questo è esattamente ciò che ha fatto Starbucks con la sua Odissey (Esperienza Web3), con cui i clienti possono acquistare degli Stamps (NFT) senza neanche usare un Wallet per accedere ad un Marketplace personale e partecipare a numerose attività private.

O ciò che ha fatto Reddit di cui si sta parlando tantissimo ultimamente perché il numero di Wallet (Vault) aperti dagli iscritti supera quelli presenti su Opensea.

Un’adozione di massa di queste tecnologie sarà possibile quando le persone accederanno a questi servizi senza esserne pienamente consapevoli.
Ma per fare questo occorre che noi che ci siamo dentro diventiamo consapevoli di ciò che stiamo facendo, studiando, vendendo.

Ci incontreremo a metà strada, magari in una sorta di Web2.5, e insieme potremo fare a gara a quale wallet pagherà da bere per tutti, magari scannerizzando un Poap per registrare la nostra partecipazione all’aperitivo da uploadare poi nel nostro spazio privato nel Metaverso accessibile solamente tramite un NFT che permette l’accesso alla nostra Gilda personale.

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