27 Gennaio 2023 aggiornato alle 09:00
Meta Communications
Immervise Magazine
Metaverso

Il report francese sul Metaverso

Metaverso

Siamo italiani e la nostra eroica pazienza nell’attendere quello che di norma tende a pioverci addosso, è cosa risaputa. Siamo però un popolo di intuitivi e di fronte al nuovo che avanza tendiamo a sorprendere il mondo con le nostre idee. Il Metaverso, tanto osteggiato e criticato, soprattutto da chi non riesce ancora a comprenderne le fattezze, ha però i suoi interlocutori europei. Europa, posizionamento, ruoli chiave nello sviluppo della futura interazione. Ogni nazione ha il suo iter. Ogni cultura sposa quelle che sono le dinamiche di approccio alla digitalizzazione con tempi sempre diversi. La Francia, ma non è la prima, ha da poco presentato un vero rapporto sugli orientamenti di sviluppo delle dimensioni immersive. Gli autori sono ricercatori, avvocati specializzati in Diritto delle Nuova Tecnologie ed esperti del settore. In dieci mosse il rapporto sintetizza e riassume quelle che sono più che proposte delle vere e proprie sfide che la Francia dovrebbe affrontare.

Maiuscola e minuscola

L’analisi svolta dai ricercatori francesi mostra tantissime sfaccettature di quello che appare come uno dei temi maggiormente affrontati e poco compresi degli ultimi due anni. Si parte dalla “significazione” relativa all’uso della lettera maiuscola o minuscola per definire il nome stesso di Metaverso, fino alla strutturazione dei meccanismi di interoperabilità. Viene poi fatta una divisione abbastanza netta tra ciò che determina il Metaverso (io lo indico sempre con la lettera maiuscola, anche se i francesi ci fanno su un report) come strutturazione, creazione e organizzazione di una land virtuale e la dimensione decentralizzata legata alle criptovalute. Quindi, nello specifico, vengono separati Web3 con la sua blockchain e token vari e il Metaverso come mondo parallelo virtuale.

Metaverso e blockchain non sono necessariamente consustanziali, “ma alcuni metavers potrebbero fare affidamento su tecnologie di contabilità distribuita“. Lo scambio di beni digitali è infatti una componente importante dell’economia metaversa, ma anche un ostacolo per le organizzazioni di servizio pubblico ad abbracciare questa nuova filosofia basata sulla proprietà”.

Si evince inoltre dal rapporto che:

Esistono 4 tipi di metaversi:

  • Metaversi senza casco (immersione esterocettiva) o blockchain. L’archetipo di questi metaversi è Second Life, che è un mondo virtuale chiuso con un’economia chiusa che utilizza la propria valuta.
  • Metaversi con casco ma senza blockchain (immersione propriocettiva) VRChat, Rec Room.
  • Metaverse senza cuffie ma con blockchain come Decentraland e The Sandbox.
  • Metaverso con cuffie e blockchain. Il loro numero limitato fino ad oggi potrebbe essere un indicatore del debole accoppiamento che esiste tra il Web immersivo e il Web3.

Un metaverso è un servizio online che fornisce accesso a simulazioni di spazi 3D in tempo reale, condivisi e persistenti, in cui possiamo vivere esperienze immersive insieme”.

Sovranità tecnologica

Cosa fa di solito la cultura francese di fronte alla necessità di ampliare le vedute? Prima di tutto tende a quantificare il ritorno sul piano nazionale. Poi cerca di comprendere quale tipologia di competizione in ambito innovazione potrebbe mettere in atto. Certo, lo fanno un po’ tutti gli Stati, ma il binomio sovranità culturale e tecnologica sforna le sue deduzioni.

L’ecosistema francese è complesso e composto da molte strutture e associazioni le cui missioni si sovrappongono e si fondono, il che contribuisce a una certa confusione“, riassume il rapporto. 

Si parla, nell’analisi prsentata con le sue dieci proposte della possibilità di creare a Parigi un campus dedicato allo studio e alla sperimentazione delle applicazioni collegate al Metaverso, un Metacampus.

Sarebbe “sia un laboratorio di ricerca informatica dedicato alle arti immersive, un luogo di coordinamento tra ricercatori e artisti per la creazione di opere immersive innovative in metaversi e un banco di competenza per tutte le istituzioni culturali interessate“.

La risposta istituzionale

Quello che sicuramente accadrà sarà un veloce interessamento della dimensione istituzionale alle possibilità di crescita di mercato, collegate sempre ad un adeguamento e successiva regolamentazione della questione. Cultura nazionale e innovazione tecnologica, questa la formula magica. Sarà inoltre necessario avviare un lavoro di adeguamento del quadro legislativo, in particolare quello relativo al regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), la legislazione sui servizi digitali (DSA) e la legislazione sui mercati digitali (DMA). Senza dimenticare i campi di applicazione collegati all’uso della VR e di tutte le altre forme di tecnologie XR.

Il rapporto mette però in discussione in campo educational, l’utilità di implementare questi ambienti in mondi virtuali sostenibili condivisi da milioni di utenti. “Ognuno nasce da un proprio modello economico e che può penalizzare pesantemente le istituzioni culturali che lo rischiano“.

Il rapporto solleva anche la questione della rilevanza di queste tecnologie: “qual è il guadagno significativo e duraturo di spazi 3D in tempo reale, cuffie e blockchain per ogni attività umana interessata?”.

Certo, queste sono domande che iniziamo a farci un po’ tutti, anche se il contesto legato alla sostenibilità ambientale e agli sprechi energetici sembra essere un’equazione ancora troppo giovane da quantificare. 

Secondo Raja Koduri, responsabile del calcolo grafico di Intel:

Il valore fornito da un metaverso dovrebbe poter essere maggiore degli impatti ambientali generati, in altre parole andare oltre il semplice intrattenimento o la semplice speculazione consentendo progressi significativi rispetto a quanto si potrebbe ottenere senza ricorrere a tali dispositivi tecnologici”.  

Finale

La Francia persegue la sua strada di approvvigionamento culturale e tecnologico della questione metaversa. Non è l’unico Stato, non è l’unica realtà europea. Quello che emerge dal rapporto alla fine è una continua analisi e un porsi delle giuste domande su come il futuro aprirà le porte a quella che sembra ora un po’ “forzatamente” presentarsi come una piattaforma esistenziale parallela. Ne avremo davvero tanto bisogno? Io credo proprio di sì.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Seguici sui nostri canali

La nostra community