25 Settembre 2023 aggiornato alle 12:54
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Coinvolgimento emotivo e Metaverso. Cosa accade all’utente.

Coinvolgimento emotivo dell'utente e Metaverso

Indice

Tra tutte quelle che saranno le dinamiche che interverranno all’interno della metodologia di apprendimento percettivo relative al Metaverso, la dimensione mentale detiene il primato di porta della ricezione. Il coinvolgimento emotivo e psicologico di chi decida di entrare nel mondo virtuale del Metaverso, è il primo step per i futuri campi di ricerca.

Come “sentiamo” quando siamo immersi

Partiremo allora dalla sensazione principale che è quella del sentirsi dentro la rappresentazione virtuale. Sono molti gli aspetti psicologici che caratterizzano questa dinamica immersiva. Primo fra tutti quello legato allo sguardo. Sebbene siano i sensi totali (eccezione fatta per la possibilità di percepire odori e sapori ancora in fase di ricerca) ad avere maggiore spessore, risulta essere principalmente la vista quello investito dalle prime reazioni cerebrali. La nostra consapevolezza del trovarci all’interno del Metaverso aumenta prima di tutto a seconda di fattori puramente tecnici, come l’ampiezza dell’angolo visivo del display del nostro device. Questo infatti copre una parte importante del campo visivo, soprattutto se l’esplorazione dell’environment (spazio virtuale) avviene attraverso il tracciamento dei movimenti del capo e di quelli oculari.

Ci troviamo di fronte ad un binomio che rispetta una coerenza fra le sensazioni propriocettive di movimento e lo stesso movimento percepito. Questo crea un effetto di persistenza spaziale della scena in cui ci troviamo e che tende a diminuire se una buona parte dei movimenti che facciamo avviene attraverso il teletrasporto. Sappiamo infatti che il nostro incedere all’interno degli spazi immersivi può avvenire in due modalità: o attraverso una camminata virtuale in soggettiva o utilizzando i controller per mettere in moto meccanismi che di base non rispettano la consistenza fra il movimento visivo e la sensazione percettiva. Abbiamo allora stabilito un punto secondo cui la rappresentazione cognitiva dello spazio sarà articolata molto di meno se il movimento è unicamente virtuale.

Presenza e illusione

Saremo presenti, ma in realtà questa presenza sarà un’illusione interattiva diretta del sistema nervoso che ci consentirà di sentirci connessi a livello globale al di fuori dei nostri corpi fisici ed attraverso l’ausilio di un avatar. Non dimentichiamolo mai, siamo avatar all’interno del mondo immersivo.

Dal punto di vista biologico convenzionale e del funzionalismo, di solito, come soggetti, tendiamo di interagire con la realtà del consenso attraverso il nostro sistema nervoso. Questo vuol dire che riceviamo gli input da tutti i sensi come impulsi nervosi, dando ai nostri neuroni una sensazione di immersione, che in questo caso sarà totale.

Ambienti virtuali e percezione emotiva

Parlare di immersività, a questo punto, vuole dire raccontare la sensazione di base che un utente immerso avverte sentendosi completamente parte dell’universo virtuale simulato. Naturalmente dipende da come questo ambiente digitale sia stato rappresentato. C’è un grande lavoro di architettura che permette alla nostra esperienza di esistere. La ricezione positiva a livello psicologico da parte di un individuo che si muova in un environment virtuale sarà allora definita e caratterizzata da diversi fattori come quello della credibilità tridimensionale della grafica, la qualità dell’audio surround e naturalmente l’impatto più semplice che fa riferimento alla funzionalità dell’esperienza.

È vero, per poter dire di essere all’interno di uno spazio immersivo, che oggi chiamiamo Metaverso, tutti e cinque i sensi devono poter percepire l’ambiente virtuale come se fosse reale. E anche se non sono cinque, ma sono tre, l’esperienza varrà ugualmente. Questo vuol dire che la tecnologia Extended Reality riesce ad ingannare nello specifico, i nostri sensi, attraverso visualizzazioni che siano panoramiche e tridimensionali, oltre ai dispositivi di riconoscimento del movimento e un audio ben strutturato.

Nel momento in cui viene a crearsi una percezione dell’ambiente digitale totale l’utente deve poter essere in grado di interagire a livello intuitivo e sensoriale con ciò che lo circonda. Quello che accade allora in un environment sarà la completa sensazione di corrispondenza tra ciò che decidiamo di fare, e quindi le nostre azioni, la sensazione propriocettiva, e ciò a cui assistiamo e che sta compiendo il nostro avatar. Così avremo una fusione di carattere fenomenologico tra noi e il nostro avatar.

Ricerca e fenomenologia della percezione

Avremo allora la consapevolezza multidimensionale di essere presenti in uno spazio che coinvolge i nostri sensi e che ci dà, al tempo stesso, una sensazione di autenticità dell’esperienza vissuta.

Sono molti gli studi che si dovrebbero fare sul coinvolgimento innescato all’interno di uno spazio virtuale a livello cognitivo ed emotivo. Che cosa in realtà cattura il nostro sguardo? Cosa stabilisce l’interazione e la successiva azione all’interno di una realtà simulata? Molto dipende dall’attenzione diretta, questo perché se lo sguardo mentale dell’utente immerso non viene catturato dall’ambiente ricreato è molto più complicato riuscire a sentire la virtualità del contesto come reale.

Da qui potrebbe aprirsi un fronte infinito di regole e situazioni legate alla possibilità di nuova modalità di comunicazione e di interazione del futuro. Un ambiente virtuale che rappresenti qualunque cosa deve seguire di base delle regole che siano logiche e di stampo narrativo. Avere uno storytelling strutturato che stabilisca l’ingresso di un utente all’interno del Metaverso non può che aumentare l’autenticità dell’ambiente ricreato.

Riuscire a generare aspettative con risposte che siano consone al nostro mondo reale e alla nostra quotidianità e un’altra carta vincente per chi decide di avviare progetti all’interno del mondo metaverso.

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