27 Gennaio 2023 aggiornato alle 09:00
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Il Project Liberty

Project Liberty

Mi piace molto il miliardario Frank McCourt, non per i suoi soldi ma per l’apertura mentale che ha dimostrato di avere. Certo la base economica gli è servita per farsi notare, ma credo sia il risultato di molti anni di lavoro come imprenditore e manager di alto livello. Un tipo che guarda proprio bene al futuro. Un tempo proprietario anche dei Los Angeles Dodgers e attualmente CEO (ma non CEO, così come vuole definirsi) della McCourt Global, l’anno scorso ha fondato e creato, e dato in parte in gestione, l’organizzazione no-profit Project Liberty.

Un bellissimo progetto secondo me che già si va a scontrare (e per questo mi piace ancora di più) con le logiche centralizzate di cui facciamo tutti parte, nessuno escluso. Dopo aver rinunciato e dato le dimissioni come Amministratore Delegato, ora MCCourt è tutto votato alla gestione della buona causa che apre tanto al futuro. Per questo progetto, che ora andremo a spiegare, Frank ha investito più di 150 milioni di dollari e con grande entusiasmo. Il Project Liberty (vi consiglio di iscrivervi intanto alla newsletter per seguirne tutti i passi) vuole creare una nuova dimensione Web che sia in grado di dare agli utenti il controllo e soprattutto la proprietà dei propri dati personali.

Ne sentiamo parlare continuamente e in molti ambiti, soprattutto quelli legali e connessi con la cybersecurity. Il Metaverso, il nuovo mondo virtuale, l’immersività e gli avatar, tutto questo ha delle logiche ancora non regolamentate secondo i criteri degli utenti.

Quello che McCourt sta cercando di fare (e che già avevamo visto con alcuni social noti) è di fare non solo il profitto dei grandi colossi tecnologici che regolano le varie piattaforme globali, ma mettere in grado gli utenti di gestire i propri dati in maniera consona. Quello che attualmente succede e che noi tutti lasciamo scorrere come acqua sotto i ponti è la versione adv di aziende come FB, Google e Twitter che utilizzano i nostri dati per portare a casa gli inserzionisti migliori. Tutto questo però cambierebbe in maniera evidente se a gestire i nostri dati fossimo noi in prima persona. Questo, secondo il caro Frank, porterebbe ad un livello civile e sociale di gran lunga migliore il campo aperto di Internet.

Utenti consapevoli

Intanto il team del progetto ha già creato un protocollo basico relativo al routing (e quindi al trasferimento dei dati) su Internet. Una sfilza di regole utili ed intelligenti che dovrebbero aiutare gli utenti a destreggiarsi in maniera più consapevole in questo campo. Quello che si spera, e che credono accadrà nei prossimi due anni, è una vera migrazione degli utenti all’interno di questa tipologia di piattaforma social.

Quello che Frank (con il suo team) sta cercando di fare è creare una riflessione generale sull’uso dei social network. Questo per poter dare una nuova chiave di lettura ma soprattutto di utilizzo. Così infatti espone il suo pensiero: “Il nostro attuale uso dei social media non è progettato per ottimizzare la verità o un insieme condiviso di fatti“.

McCourt oltre ad aver avviato uno studio e un’attenta ricerca anche ingegneristica della linea da sviluppare nei prossimi anni, ha cercato di trarre conclusioni e indirizzi di tipo filosofico. Importante questo approccio dice, soffermandosi su di una visione globale delle idee da mettere in partica, non tralasciando il lato umano. “L’ultima volta, abbiamo commesso un errore facendo in modo che gli scienziati, gli esperti di governance e la società stessa fossero in qualche modo subordinati alla tecnologia”, dice Frank. Ora però l’approccio è molto diverso.

La tecnologia DSNP

Project Liberty poggia le sue basi su di un bel pezzo di innovazione. Si tratta del protocollo open source DSNP, un protocollo simile a quello HTTPS che funge da base per l’Internet che conosciamo. Obiettivo è quello di riuscire a creare un grafico che sia condivisibile e supportabile dalla rete, e soprattutto decentralizzato. E questo per quanto riguarda soprattutto i social network. Quindi non la rete, ma l’utente stesso sarà proprietario dei propri dati. Naturalmente per fare tutto questo il Project Liberty dovrà avvalersi del supporto della tecnologia blockchain. Unica possibilità di rete questa attualmente, in uno schema decentralizzato, in grado di portare e archiviare i dati, confermandone sempre l’identità originale.

Certo, al momento il piano di coinvolgere la tecnologia blockchain sta incontrando non poche resistenze da parte dei ricercatori e tecnici coinvolti nel progetto. Restano infatti ancora delle domande sull’utilizzo della rete decentralizzata da parte di Project Liberty, che non è testato al livello di scala. Anche se però l’ottimismo di McCourt spera che il protocollo possa invece ben presto raggiungere i risultati programmati. 

Il McCourt Institute

Gli sforzi di McCourt sono inoltre, e soprattutto, rivolti al confronto socio-politico. Ed è proprio questa la missione del McCourt Institute fondato in collaborazione con la Georgetown University negli Stati Uniti e l’Istituto Sciences Po di Parigi. Il Centro “è stato progettato per aprire un fronte nuovo e innovativo nello sforzo di costruire una società più intelligente, più inclusiva e più aperta. È tempo di reimpostare il modo in cui la tecnologia viene progettata, sviluppata e sfruttata, non come veicolo a beneficio di pochi eletti, ma come strumento per il bene comune.

I lavori di ricerca che porterà avanti questo Istituto saranno volti a tematiche importanti come la possibilità di garantire la privacy delle nostre presenze quotidiane all’interno del Web. Guardare alla tecnologia come mezzo per il bene comune e non solo di pochi eletti. Questa in sintesi l’idea di Frank e del suo gruppo di esperti.

Conclusioni open source

Chiuderei l’articolo con le parole dello stesso McCourt.

Nel corso della mia vita e della mia carriera ho sperimentato il potere, e visto i risultati. Soprattutto quando persone di diverse discipline e percorsi di vita si uniscono in uno scopo comune per risolvere anche le sfide più difficili. Questa idea ha spinto il mio lavoro in passato e ora alimenta il mio entusiasmo per il futuro. Se intraprendiamo un’azione decisiva per ricreare la tecnologia e incorporarla con i valori che uniscono le comunità, possiamo immaginare nuovamente i modi in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo gli uni con gli altri. Ed entrare in una nuova era di illuminazione che stabilisce il nostro corso per le generazioni a venire.

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