27 Gennaio 2023 aggiornato alle 09:00
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Avatars & Co.

Avatars

Ognuno di noi ha diritto ad avere un proprio corrispettivo digitale. Si chiama Avatar ed ha a che vedere con la nostra evoluzione partecipativa all’interno del Metaverso. Basta avere un visore con un sistema di acquisizione del movimento tramite microtelecamere o un accesso diretto da un PC o uno smartphone. Molto semplice. Cosa accade però alla nostra percezione quando con il corpo virtuale ci immergiamo come esseri pensanti nel Metaverso?

Esperienze percettive

Non voglio affrontare il tema della cybersecurity o dei dati biometrici che produrremo molto presto in quantità infinite una volta entrati di norma nella realtà virtuale. Quello su cui vorrei invece soffermarmi è il riflesso virtuale all’interno del quale vivremo determinate esperienze e che comporterà quasi una sostituzione, in molte situazioni, della nostra materiale presenza corporea. La realtà di fronte alla quale ci andremo a trovare sarà caratterizzata prima di tutto da una virtualità percettiva. Questo vuol dire che partecipando a qualunque evento, dalle riunioni, alle lezioni fino alla creazione di un intervento durante un convegno, avremo una percezione di quello che siamo virtualmente quasi totale, e per molti aspetti incredibilmente naturale.

La scelta del nostro avatar avviene attraverso un processo conoscitivo non solo del mezzo, e quindi tecnologico, ma anche psicologico. Decidiamo come presentarci agli altri in un mondo che ha delle sue regole di virtualità. Cosa che normalmente possiamo fare fino ad un certo punto nella realtà di tutti i giorni. Quindi la scelta del nostro corpo digitale sarà molto ben ponderata (si spera) e spesso risponderà non solo ad una nostra immagine mentale, ma anche a quello che decideremo dovrà vedersi di noi all’interno del Metaverso. Nel momento in cui siamo nella dimensione VR noi occupiamo uno spazio. Con il nostro corpo digitale noi siamo una presenza. Certo, al momento capita che ci si veda letteralmente trapassare da altri corpi virtuali, da altri avatar, in quanto i confini all’interno di una land virtuale sono soggettivi. Quello che però occupiamo come spazio è dal punti di vista della pluralità di presenza, praticamente di tutti.

Il passato 2D e l’avatar interattivo

Bene, abbiamo scelto la nostra identità digitale. Ed è già un passo avanti molto importante. Vuol dire prima di tutto che stiamo dando fiducia ad un mezzo di espressione e di interazione che all’interno di un piano di confronto presuppone delle sue regole. Possiamo scegliere di essere quello che vogliamo (applicativi permettendo) e decidiamo come presentarci a seconda delle situazioni. Non è molto diverso, da questo punto di vista, dal mondo reale, ma ha dalla sua parte un punto in più: il cambiamento. Superando i limiti della tecnologia 2D siamo capaci ormai di orientarci su fasi di interazioni completamente indipendenti dalle norme precedenti. Il nostro avatar è in continua evoluzione e può decidere di interagire come più preferisce, lasciando a casa (quella fisica) un sistema complicato di procedure percettive e di accettazione che normalmente si riscontrano nei rapporti umani fisici tradizionali.

Siamo abituati certo ad una comunicazione fatta al 55% di “non verbalità” e questo ci aiuta moltissimo a percepire le intenzioni e spesso i pensieri non espressi dei nostri interlocutori. Nel Metaverso si sta lavorando molto a questo aspetto. Attualmente abbiamo a  diposizione, per quanto riguarda Meta e il suo device Oculus Quest 2, l’opzione Oculus Lipsync. Questa soluzione permette attraverso un software di imitare il movimento della bocca al sincrono. L’importanza di riuscire a trasmettere espressioni facciali è comunque un obiettivo già raggiunto da diverse società, anche italiane che si occupano di creare avatars fotorealistici.

Stabilire un contatto visivo naturale diventerà un punto molto importante della comunicazione all’interno dei tanti mondi del Metaverso. Interagire in maniera più naturale quindi all’interno di un mondo virtuale. Il consiglio è naturalmente sempre quello di optare per un avatar full-body, anche solo per poter gestire il proprio corpo in maniera inizialmente equilibrata, poi con il tempo e a seconda delle situazioni, potremo sbizzarrirci immedesimandoci e trasformandoci virtualmente come meglio riterremo.

Inclusione e virtualità

Ed è qui che entra in gioco una parte del Metaverso che con il tempo sarà bene approfondire per le sue tante peculiarità. Il Metaverso è sicuramente un ambiente inclusivo. E non solo per l’innovazione tecnologica di cui è portatore (molto sano), ma per i risvolti positivi sociali a cui si andrà incontro tutti insieme. La ricaduta positiva potrebbe essere prima di tutto quella di dare minore importanza all’esteriorità, giocando su di un piano di approccio comunicativo basato su altri schemi e regole (tutti da inventare e scoprire ancora).

La sintonizzazione intersoggettiva a cui andremo incontro, ma bisognerà disturbare per questo le neuroscienze, sarà lo specchio dei ritorni sociali all’interno del mondo virtuale. Non tratteremo dei problemi riguardanti, o che potrebbero avere a che fare con una percezione sbagliata del proprio corpo. Attualmente viviamo in una società dove la spettacolarizzazione di se stessi (spesso aiutata da filtri social) sta trovando una sua curva di “stanca”. Questo potrebbe aprire ad un uso diverso della dimensione virtuale, in concomitanza con una crescita esponenziale di un interesse per ciò che si può apprendere e non unicamente mostrare. Fortunatamente non siamo ancora alle grandi fabbriche virtuali metaverse che vendono corpi umanoidi e fotorealistici privi di ogni difetto. No, non siamo ancora arrivati a questo punto. E credo che le community che stanno nascendo sempre più numerose non stiano cercando questa strada poco risolutiva per quanto concerne la comunicazione.

Concludendo

Il Metaverso è un mondo da esplorare estremamente affascinante. Dosare l’approccio in vista di un’interazione equilibrata e che possa portare un ritorno di apprendimento concreto mi auguro diventi una delle regole fondamentali. Siamo sempre noi, ma molto più liberi. Avatar o corpo fisico, quello che sta accadendo è comunque una rivoluzione non più tanto silenziosa da non poter far a meno di riconoscere come porta aperta sul futuro.

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