4 Dicembre 2023 aggiornato alle 14:06
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Metaverso, ricerca e protocolli terapeutici

Metaverso e ricerca

Metaverso, ricerca e protocolli terapeutici, sono i campi di confronto più importanti a cui sta guardando la Sanità mondiale. Abbiamo da poco passato un’emergenza pandemica che ci ha visti coinvolti in una nuova modalità di interazione. Questo soprattutto per quanto concerne l’interazione attraverso la rete internet globale. Sono stati investiti di questo nuovo ruolo tutti i settori professionali, da quello industriale fino a quello sanitario. Sono stati creati percorsi alternativi per dare a chiunque la possibilità di continuare la linea lavorativa oltre le barriere fisiche. In questa diversa modalità di connessione, soprattutto in campo medico-scientifico, la Realtà Virtuale è stata protagonista di progressi in ogni campo, da quello delle sale operatorie, fino al training per la formazione di nuovi specialisti.

Abbiamo imparato cosa vuol dire “simulazione”, “tridimensionale”, formazione immersiva. I campi più forti sono stati quelli legati alla strutturazione di nuove specificità tecniche in campo medico. La possibilità di riprodurre, in ambienti virtuali completamente sicuri, percorsi di orientamento e istruzione di giovani medici, è stata una delle più importanti risorse. Tutta questa innovazione ha permesso ai professionisti del settore di acquisire maggiori esperienze e competenze, nonché abilità per riuscire ad affrontare, con sicurezza, situazioni di pratica clinica sia quotidiana che di carattere eccezionale o emergenziale. Il vantaggio della simulazione e della pratica anche a distanza che permette la VR è quindi diventato uno dei pilastri della nuova medicina.

Metaverso e Sanità

Sono state diverse le review che hanno raccontato l’iter e le potenzialità che caratterizzano l’uso della VR in campo medico specialistico. Le tematiche hanno visto questa tecnologia spaziare dal semplice evento formativo, con partecipazione di avatar su piattaforma immersiva, fino all’intervento complesso di chirurgia. In tutto questo progettare e trovare soluzioni si è anche delineata la possibilità di gestire veri e propri piani terapeutici o riabilitativi. Percorsi all’interno dei quali il paziente viene messo al centro, sperimentando in prima persona quelle che sono le diverse interazioni in modalità immersiva.

Se parliamo di riabilitazione in questo campo, ci riferiamo sia a quella che interessa parti del corpo che a quella unicamente mentale. Nel primo caso la Realtà Virtuale procederà a creare un protocollo in grado di essere poi svolto dal paziente/utente/avatar in modalità cinestetica da remoto. Per quanto riguarda invece il supporto psicologico, ci riferiamo alla creazione di spazi immersivi in grado di simulare determinate situazioni, riproponendo, con l’aiuto di specialisti, determinate situazioni pregresse vissute e di carattere traumatico.

Il soggetto verrà allora esposto ad un bagaglio predefinito contenente al suo interno, e con intensità variabile, stimoli specifici in grado di creare una risposta emotiva. Tutto questo però in un contesto controllato e gestito da chi ha la competenza non solo medica ma anche tecnologica. Le figure che infatti si stanno creando sono quelle dei medici con conoscenze tecniche XR, in grado di portare avanti progetti che abbiano di entrambe le sezioni caratteristiche applicabili in ogni contesto richiesto.

PTSD e ambientazioni virtuali

Il PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder) trova grandi ritorni nella gestione della problematica all’interno di dimensioni virtuali. Il trattamento di questo particolare disturbo vede l’applicazione di diversi interventi che vanno poi sotto il nome di exposure therapy. L’approccio è davvero molto interessante e racconta la possibilità di gestire e strutturare un protocollo terapeutico di supporto che tocca diverse fobie. Dall’ansia, alla depressione al dolore cronico e a qualunque tipologia di dipendenza nata da un evento traumatico. Quello che avviene attraverso la rappresentazione simulata di un dato evento in un dato ambiente, è una possibilità di distacco dalla realtà e la nuova accettazione sensoriale del trauma subito.

E’ chiaro che la procedura deve essere inoltrata attraverso step continui e calibrati a seconda della richiesta di supporto psicologico. Inoltre l’ambiente immersivo regola completamente le dinamiche della privacy e gestisce al suo interno un elemento di protezione dall’esterno, ossia dalla realtà del problema. L’approccio, oltre a consentire un intervento terapeutico diretto, dà anche la possibilità di valutare l’efficacia di interventi complementari. Si parlerà allora di altri esempi legati a problematiche che interessano la sfera cognitivo comportamentale, gli approcci diretti di mindfulness, il supporto EMDR, e molti altri.

Conosciamo l’esperimento fatto sui militari impegnati in missioni in Iraq e Afghanistan, condotto dalla University of Central Florida per il trattamento di PTSD. La ricostruzione di environment strutturati per ricordare e ricondurre la mente all’esperienza traumatica vissuta, ha avuto un grande significato per il ritorno benefico. I militari sono stati aiutati a fronteggiare memorie traumatiche che li avevano visti protagonisti attraverso la rivisitazione di determinate situazioni. Attualmente però non ci sono ancora a livello internazionale, studi, con protocolli accettati che attestino l’efficacia dell’utilizzo della Realtà Virtuale e del Metaverso per supportare psicologicamente soggetti coinvolti in modalità immersiva.

Ricerca e protocolli

Ciò che deve essere ancora fatto, e che non ha al momento pubblicazioni scientifiche valide, è l’orientamento delle ricerche in ambiti ben definiti. Questo perché risulta essere davvero importante che ci sia, nel percorso poi di validazione, uno sguardo che valuti l’oggettività del beneficio clinico ipotizzato e ottenuto. E sono entrambe le parti quelle che devono essere interessate alla sperimentazione, se così possiamo definirla. I clinici e i pazienti, con un’attenzione fondamentale all’esperienza vissuta in toto dai partecipanti. Se non sono presenti chiare linee guida con standard di riferimento, la ricerca rischia di creare unicamente una confusione generale con l’impossibilità di effettuare una chiara analisi dell’esperienza metaversa.

Perché, non sono soltanto i ritorni di carattere clinico quelli a cui si deve fare riferimento, ma soprattutto come l’utente/paziente si “percepisca” all’interno della modalità virtuale. Questa metodica di gestione di una progettualità clinico-terapeutica all’interno di un environment customizzato secondo le necessità e gli obiettivi, è al momento una strada che mostra di avere un futuro di investimento anche molto importante.

Nel 2022, è stato pubblicato dalla Food and Drug Administration (FDA) l’elenco di tutte quelle che potrebbero attualmente dimostrarsi essere come soluzioni legate alla Realtà Virtuale per una valutazione clinica. Questa stessa validazione naturalmente prospettabile attraverso linee di ritorni per la creazione di protocolli accettati. Da questo punto di vista il target che ha subito maggiori attenzioni per la sperimentazione, e che tutt’ora resta un punto fermo è quello dei soggetti con lievi disturbi della sfera cognitiva, bambini con deficit neurologici, o con problematiche legate alla possibilità di accesso alle cure. Il Metaverso si pone in questo caso come grande contenitore di sperimentazione.  

La medicina dell’avatar

Se parliamo di come la mente entri in contatto con il proprio vissuto attraverso la partecipazione ad una sessione immersiva nei panni di un avatar, allora stiamo guardando davvero al futuro. L’effetto individuale di ritorno benefico che si instaura nel momento in cui la socializzazione avviene attraverso un nuovo sé, è materia importante di studio. Chi se ne sta occupando? Poche realtà accademiche. Il motivo? Semplice. Il Metaverso non riesce ancora ad entrare nei canali della quotidianità professionale, e in molti campi. Eppure questo è un aspetto fondamentale per portare il bagaglio cognitivo a livelli superiori di apprendimento e di effetti positivi sulle modalità conseguenti legate al comportamento.

Quello che è che l’esposizione ad ambienti immersivi architettonicamente preparati aumenta di molto e in positivo, l’effetto clinico. Ci sono poi diversi campi in cui la Realtà Virtuale può raccontare l’evoluzione terapeutica. Uno di questi ambiti è quello della neuroplasticità. Essere presenti in una interazione che va oltre l’abitudine della mente, e avere la consapevolezza di poter spostare oltre l’attenzione, riporta un piano terapeutico pratico che tocca risorse mentali importanti. Un paziente con abilità motorie ridotte potrà inoltre avere la possibilità di seguire un percorso di apprendimento che valuti la riabilitazione complessiva delle sue attitudini cognitivo-comportamentali precedentemente danneggiati.

Perplessità del clinico rispetto al Metaverso

Quello che normalmente chiedono le aziende legate alla dimensione sanitaria e farmaceutica, che vogliono portare avanti progetti immersivi è sicuramente la linea dei costi. Che tipologia di investimento può richiedere l’organizzazione di un piano di analisi o di ricerca che abbia come finalità un approccio terapeutico gestito nel Metaverso? La risposta è: dipende. Dipende dalla tipologia di piattaforma immersiva sulla quale si decide di lavorare, se pubblica e open source, o privata con crittografia a parte. E poi c’è la scelta degli avatar. Iperrealistici con dei costi importanti, o semplicemente creati con forme, però sempre nuove di architetture fisiologiche che rimandino al gaming E la customizzazione degli environment? La domanda però che tutti dovremmo farci è questa: quanto ne sanno i clinici di Metaverso?

In Italia, davvero poco purtroppo e i tempi di consapevolezza dell’argomento sembrano essere abbastanza lunghi. Questo perché non esiste una reale iniziativa di formazione che tocchi i tanti settori del mercato, legato ad offerte in parte ancora obsolete. Mancano i riferimenti quindi di carattere informativo, oltre che di consapevolezza pratica del mezzo tecnologico, e solo alcune dimensioni, come quella chirurgica ad esempio, ne stanno già traendo profitto.

Conclusioni

Resta comunque la necessità di andare oltre e di comprendere quanto possa essere davvero illuminante l’introduzione all’interno del mondo medico-scientifico dell’utilizzo di queste nuove tecnologie. Attuare un cambiamento alla radice e modificare in meglio la visione che abbiamo tutti del futuro e delle possibilità di innovazione che ci sta offrendo.

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